Tunisia work in progress

A circa tre anni dall’inizio delle rivoluzioni arabe e dalla caduta del presidente Ben Ali, la Tunisia attraversa una dura fase di transizione con un alto tasso di disoccupazione e di destabilizzazione sociale e politica. Ennhadha, movimento islamico moderato, represso durante la presidenza di Ben Ali e riconosciuto dopo la caduta del suo governo, riscopre oggi un rinnovato ruolo politico. Salito al governo con le elezioni costituenti del 23 ottobre 2011 nel quale è rimasto fino al gennaio 2014, è ora vicino al ministro di un governo tecnico ed è il partito favorito per le prossime elezioni.
Oggi poco è cambiato in Tunisia e se per alcuni tunisini si stava meglio con Ben Ali, altri credono, nonostante tutto, che la rivoluzione abbia solo accellerato un processo già in atto di scontento sociale, dovuto al continuo innalzamento dei prezzi sui generi alimentari, la corruzione politica, la disoccupazione e il clientelismo. Molti condividono un certo scontento per l’impunità di cui gode chi ha guidato la dura repressione del popolo tunisino e per le misere condanne dei poliziotti più violenti, ma soprattutto lamentano la mancanza di commemorazione dei martiri.
La rivoluzione è scoppiata a Sidi Bouzid con l’immolazione di Mohamed Bouazizi, ambulante che si è dato fuoco dopo la confisca del suo carretto di frutta e verdura da parte di un agente di polizia perché illegale. Il suo sacrificio ha scatenato la rabbia della famiglia (in primo luogo le donne) e in seguito di chi si è sentito rappresentato da lui e il suo gesto. In breve, queste prime manifestazioni di protesta si sono allargate alle città intorno e sono state appoggiate anche dal ceto medio fatto soprattutto di diplomati e laureati specializzati, disoccupati e “vittime” di clientelismo. Mentre si estendevano in tutta la Tunisia, le proteste sono state avallate anche da sindacati e partiti di opposizione.
Nel primo periodo dopo la fuga di Ben Ali chiunque ha sentito il bisogno di dire la sua e l’associazionismo giovanile è esploso come mai prima in Tunisia. In questi anni le esperienze più vacillanti sono venute meno lasciando il posto a quelle più concrete ed è emerso soprattutto il protagonismo femminile, nell'associazionismo come nell’attivismo politico. Anche durante la rivoluzione le donne hanno svolto un ruolo importante, sono state le prime a scendere in piazza e a Sidi Bouzid c’è stata la prima donna martire.

pdf con didascalie complete

martire Mohamed Tarek Bouazizi
Sidi Bouzid monumento al primo: martire Mohamed Tarek Bouazizi

il velo era vietato
donna col velo,durante la dittatura: il velo era vietato

lavorano in campagna
Sidi Bouzid-Regueb, donne che: lavorano in campagna

dopo la caduta del governo
Sidi Bou Said, M.ha perso il lavoro: dopo la caduta del governo


uomini in un bar di Tunisi 

durante le manifestazioni a Tunisi
F. è stato più volte arrestato: durante le manifestazioni a Tunisi

appesa in un ostello a Sidi Bouzid
famiglia di un martire nella foto: appesa in un ostello a Sidi Bouzid

alle manifestazioni di Tunisi
A. ha partecipato attivamente: alle manifestazioni di Tunisi

indipendente Nawaat
uno dei fondatori del blog: indipendente Nawaat

sul montaggio video
media center di Regueb, workshop: sul montaggio video

center di Regueb nella sua casa
Fatma una delle attiviste del media: center di Regueb nella sua casa

attiva durante le prime rivolte
sede della Radio R3 di Regueb: attiva durante le prime rivolte

Menzel Bouzayene
attivisti del media center di: Menzel Bouzayene

manifesto a sostegno di Aziz Amami
nel media center di Menzel Bouzayen: manifesto a sostegno di Aziz Amami

si occupa di diritti delle donne
associazione La voix d’Eve a Regueb: si occupa di diritti delle donne

tappeti di Hay Khadra
cooperativa per la tessitura di : tappeti di Hay Khadra

della cooperativa di Hay Khadra
una delle donne della cooperativa: della cooperativa di Hay Khadra

sono state le prime manifestazioni
Tunisi,Place de la kasbah,qui ci: sono state le prime manifestazioni